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27 settembre 2026 - i raccomandati/4

        I raccomandati - 4        

I raccomandati a volte dimostrano di essere orgogliosi del proprio status. E' da sempre una caratteristica italiana, un marchio di fabbrica. Svelando il proprio privilegio dimostrano di essere più "furbi" di te. Facile. Nella fabbrica avevo un collega che mi diceva in tutta sincerità che sua madre per tutta la vita fino alla morte aveva preso una finta pensione di invalidità oltre all'altra grazie alla raccomandazione di un politico dell'epoca. Risparmio il nome. Forse non ricordava che io sua madre l'avevo vista da giovane e stava benissimo. Andava a spasso tutto il giorno, mia madre ha lavorato a testa bassa nell'orto e tutti giorni in cambio di nulla. Ma anche nella nostra piccola parentela non sono mancate i casi. In ambito strettamente privato si riesce a sapere cose altrimenti impossibili. 

<in aggiornamento>

6 settembre 2026 - i raccomandati/3

        I raccomandati - 3        

Mio padre è deceduto nell'anno 2000. Gli era stata fatale l'ennesima caduta avvenuta dentro casa. Si spostava attentamente appoggiandosi ai muri, alla ringhiera del balcone ma bastava poco per lui perdere l'equilibrio. Io ero sempre presente ma non bastava. La protesi del femore che si era rotto oltre 20 anni prima gli provocava forti dolori e non c'era nulla da fare se non una seconda operazione. Quella caduta evidentemente fu peggiore di altre e gli fu fatale. Dopo il ricovero nell'ospedale di saluzzo verrà mandato a Bagnolo Piemonte per la convalescenza. Ritorno indietro nel tempo di poco. Nel periodo in cui si trovava a Bagnolo avevo incominciato a vedere cosa era necessario per lui una volta dimesso dalla struttura. Per esempio gli serviva un appoggio, aveva sempre usato un bastone da passeggio. Poi gli sarebbe servita una carrozzina non tanto grande. Un giorno leggendo un giornale di annunci gratuiti, molto letto a quel tempo, internet era ancora per pochissimi vedo un tale che vende una carrozzina di quelle adatte a salire le scale. Hanno tre ruote per lato. Il giornale si chiamava GLI AFFARI. Questa persona si trovava nella città di Cuneo. Era dentro un alloggio in questo quartiere di case popolari. Decido quindi di andare a Cuneo per vederla funzionare .....


Una volta trovato l'appartamento salgo le scale. Quando si apre la porta vedo questa scena. Nel mezzo della cucina c'è un tizio seduto su una sedia, presumo un maschio, totalmente bendato dalla testa ai piedi di garza bianca. Uniche fessure gli occhi, il naso e la bocca. Le due badanti dell'est europa, nell'anno 2000 arrivavano a migliaia, erano molto agitate. La prima impressione fu quella. Due persone non a proprio agio in quel frangente. E perchè mai? Avevano comunicato tra loro nella loro lingua ma una non ha mai aperto bocca nel durante. L'altra parlava la lingua italiana con molta difficoltà. Dico loro che volevo vedere la sedia a rotelle. Una volta portata fuori della cucina chiedo di vedere come funzionava ma la badante quasi non capiva le mie parole. L'impressione fu che quella badante quella sedia non l'avesse mai vista perchè non fu capace di metterla in moto. Molto grande e pesante, a occhio sembrava occupare quasi tutto lo spazio della scalinata. A quel punto avevo già visto tutto.

Conclusioni: I furbacchioni vendevano la sedia che gli era stata data dal comune di Cuneo e poi se ne facevano dare un'altra sempre dal comune.

12 agosto 2026 - i raccomandati/2

       I raccomandati - 2        

Le raccomandazioni di per se non sarebbero una cosa negativa. Favorire una persona capace, una persona seria e affidabile per un determinato ruolo sociale in confronto a un buono a nulla se non peggio, non sarebbe un male. Purtroppo la realtà è ben diversa. Il mio caso descritto in questo post non lascia spazio a compromessi. La filosofia conta zero. Se in Italia milioni di persone hanno preso per tutta la vita e stanno continuando a prendere finte pensioni di invalidità, dico milioni, porterò esempi concreti e nessuno le ha mai tolte nonostante i leccapiedi dei media, quando leggevo i giornali italiani qualche annetto fa, scoprivano di tanto in tanto l'acqua calda. Mai letto una sola volta che avessero tolto il non dovuto a qualcuno, mai. Soltanto la notizia per far vedere quanto sono brave le istituzioni ma fatti zero. I raccomandati hanno vissuto tutta la vita sulle spalle altrui e ci vivono tutt'ora. Sono le leggi italiane che li proteggono, sono state fatte apposta. Dal più piccolo al più grande. Il tutto avviene di nascosto non esiste alcuna traccia. Venirne a conoscenza è fondamentale per giudicare ma la cosa è solo possibile in ambito personale. Parenti, conoscenti molto stretti e poco altro. Gli esclusi nemmeno lo sanno. Non è nemmeno difficile capire come funziona la cosa, quali sono i soggetti coinvolti, quali sono i legami tra di loro ma il tutto rimane teoria perchè le prove è impossibile averle. In uno stato marcio come l'italia chi controlla il ... controllore? Nessuno. Le raccomandazioni spaziano a 360 gradi a partire dalla base della piramide fino al vertice. Io nel mio piccolo posso portare esempi e non chiacchere di giornali. Per esempio in una fabbrica il raccomandato ha sempre un lavoro migliore, vuoi perchè più pulito oppure perchè meno faticoso. Un esempio troppo piccolo? Dal punto di vista dell'operaio, non direi. Per lui a fine giornata la differenza è enorme. 

Adesso racconto con precisione l'unica volta che ho portato di persona mio padre a una visita per l'invalidità nell'ospedale di saluzzo.  E tutti i personaggi correlati. Mio padre venne colpito da un ictus cerebrale nella sua abitazione mentre stava per salire la scala esterna che porta nell'appartamento. Fosse caduto non al primo scalino ma all'ultimo forse le cose sarebbero andate in modo diverso. Io ero presente, chiamai il medico di famiglia il quale era prontamente venuto. Gli fece eseguire un banale esercizio con le braccia e tanto gli bastò per capire. Lavoravo nell'azienda da poco tempo. Fortunatamente per lui, dopo un breve ricovero riusci a evitare il peggio come invece è accaduto a tanti altri. Aveva un fisico eccezionale probabilmente la sua tempra lo salvò. Passo subito alla visita avvenuta uno o due anni prima della sua morte, tutto quello che accadrà nel durante avrò modo di raccontarlo successivamente. Dal primo giorno ero sempre stato io ad andare nello studio del nostro storico medico di famiglia a far scrivere la ricetta delle medicine che lui gli aveva prescritto, se non sbaglio erano solo due. Non ricordo il nome ma una scatola era contro il colesterolo. Ogni 2/3 settimane una volta uscito dalla fabbrica a mezzogiorno passavo dal medico e una volta uscito dallo studio passavo in farmacia prima di rientrare a casa. L'ho fatto per 20 anni. Gli avevano subito tolto la patente e mia madre non l' ha mai avuta. Quindi trovai strano che a distanza di decenni questo nostro medico di famiglia mi avesse suggerito di portare mio padre a una visita. Sul serio. Avrebbe anche potuto dirmelo prima, se vogliamo capirci. Tra l'altro questo medico andrà in pensione proprio nell'anno in cui mio padre è morto, una semplice coincidenza. Mi disse che il nostro comune aveva assunto una "bella" assistente sociale, di andare da lei che avrebbe organizzato la visita. Per vedere se magari .... ci avessero dato qualcosa. A quel punto il problema era convincere mio padre ad andarci. Lui non capiva il perchè avrebbe dovuto, era contro i suoi principi, nonostante la rottura del femore accaduta quasi 20 anni prima gli provocasse dolori ogni volta si muoveva. Non voleva proprio saperne. Non erano i soldi che lo guarivano. Mio padre era fatto cosi. Proprio nei giorni scorsi ho letto questa "news", che differenza con questo personaggio. Ad ogni modo non sapevo come fare, avrei dovuto portarlo con la forza. Passano i giorni e a un certo punto si era deciso. Caricato sull'auto, il femore gli faceva molto male nel sedersi e poi rialzarsi e lo portai a saluzzo, nell'ospedale, proprio davanti l'entrata degli ambulatori al pian terreno. Si aiutava con un normale bastone da passeggio nel camminare zoppicando a piccoli passi. Non ero entrato nello studio e come sempre mi sono pentito dopo di non averlo fatto, quindi non posso raccontare le domande e tutto il resto. Adesso vi dico il risultato di quella visita.

Mi aiuto con delle foto. Questo è mio padre pochi mesi dopo l'ictus, questo è mio padre alcuni anni dopo che si era ripreso e questo è mio padre negli ultimi anni, per la precisione 1994, ultima carta di identità. Si vede com'era "migliorato", no? Si vede a occhio nudo. Ma non è tutto. Dall'ultima foto alla visita erano ancora passati altri 4 o 5 anni, non ricordo con precisione. Non ho altre foto ma era il ritratto della sofferenza. Ebbene una volta ripassato dalla bella assistente sociale vengo a sapere che la commissione medica aveva "abbassato" il punteggio di invalidità di 1 punto. Non ho mai saputo quale fosse, tanto mi bastava.

A distanza di anni, dopo tutte le cose accadute dopo e che racconterò, sia a mia madre che a mio padre è ben visibile lo stato italiano. Senza questo diario nessuno avrebbe mai saputo nulla perchè i dipendenti dello stato si coprono a vicenda, non importa quale sia il loro ruolo.

18 luglio 2026 - Tratti e ritratti

        Roberto        

Roberto era un raccomandato a sua insaputa. Non aveva nessuna colpa, era un bambino come me. E' deceduto alcuni mesi fa. Ne avevo parlato in questo post. Anche in questo caso ho voluto provare la potenza di internet e trattandosi di notizie di cronaca vedere se la scomparsa di Roberto veniva segnalata da qualche giornaletto del saluzzese oppure dal quotidiano La Stampa. Il suo cognome non passa inosservato ma nulla, e perchè mai? Altri si e lui no? Non è escluso che la notizia della sua morte sia apparsa sul Corriere di Saluzzo cartaceo, storicamente, settimanale vicino agli agricoltori ma non posso confermare. Anche nel mondo dei giornali non sono tutti uguali essendo a discrezione dei giornali stessi.

 Era nato benestante, il suo destino era stato quello. Apparteneva a una delle famiglie più note del paesello di campagna. Era un "cassinè", parola dialettale che indica i proprietari di una cascina. Avendolo conosciuto e frequentato per un breve periodo posso ricordarlo in questo modo. Mai volgare, mai sopra le righe. Usare la parola intelligente è sempre difficile perchè troppo ampia come significato. Un po come le parole libertà, amicizia, amore. Si rischia sempre di non riuscire nell'intento. Mi spiego. Una persona che conosce a memoria l'intera enciclopedia britannica è una persona intelligente? Non è scontato. Potrebbe avere soltanto una formidabile memoria. Roberto lo era. Inoltre era una persona moderna in un'epoca in cui gli agricoltori erano etichettati in dialetto come "agricul", persone rozze che detestavano la modernità. Questa modernità penso derivasse dal fratello maggiore, architetto che aveva salutato il paesello di campagna ed era andato a vivere a Torino. Mi aveva invitato in alcune occasioni a casa sua, a delle feste per pochi intimi in una splendida villa, decisamente moderna per l'epoca situata proprio in centro paese. Lo ricordo con una foto scattata negli anni giusti. Eravano andati nel paese natale di un altro nostro amico, nelle Marche. Roberto è il ragazzo biondo un po distratto, la ragazza era del posto.

4 luglio 2026 - I raccomandati

        I raccomandati        

cosa c'entrano i raccomandati in questo diario? Tantissimo ma saranno visibili in modo trasversale, a parte l'episodio di mio padre, che portai io stesso a una visita nell'ospedale di saluzzo. In quel caso il racconto sarà diretto.

L'italia è storicamente un paese di raccomandati, a partire dal medioevo. Un comportamento che nasce dalla servitù che ambiva a privilegi che altri simili non avevano. Colui che faceva la raccomandazione, pretendeva poi qualcosa in cambio. Il tutto visibile in forma piramidale a seconda del proprio ruolo. Non saprei dire se l'italia è il paese con "più" raccomandati d'europa, tanto non esistono statistiche tuttavia a mio avviso lo è. I raccomandati, comunque, ci sono ovunque. A parlare la famiglia Dalmasso, che se lo può permettere perchè le raccomandazioni non le ha mai viste. L'episodio di mio padre parlerà chiaro.

I raccomandati si distinguono in due categorie. La prima, la più numerosa, è ben felice di esserlo ma non dirà mai nulla a nessuno. Ci sono soltanto due controparti quindi molto facile tenere il segreto. La seconda invece è orgogliosa di essere un raccomandato e se ne vanta. In questo modo dimostra di avere un grado in più di te. Porterò un esempio quando lavoravo nelle officine. Porterò anche uno straodinario esempio, fuori il mondo operaio, anche in questo caso, per contatto diretto. Ma porterò anche esempi che negli anni sono venuto a conoscenza.

13 giugno 2026 - La lezione

        La lezione        

Riprendo il viaggio, è già un po di tempo che non aggiorno. Il mio progetto è sempre stato molto articolato, troppo ma non volendo mischiare le cose e i fatti non vedo altra strada. In questo caso mi collego, in modo trasversale a un post scritto su un altro blog, quello che prende spunto dal mondo di internet, partendo dall'anno 2000. L'episodio accaduto è perfetto per visualizzare il mio punto di vista. 

Erano già parecchi anni che ci lavoravo, nelle officine. Un giorno negli spogliatoi avrò una lezione inaspettata ma estremamente utile. Il nostro orario di lavoro è sempre stato dalle 8 alle 12 e poi dalle 14 alle 16. Ci furono dei periodi con orario allungato per motivi di produzione ma non cambierà mai nella sostanza. Nelle due stanze con gli armadietti c'erano al centro una bella vasca rotonda con tutti i rubinetti. Le persone si rilassavano ma non più di tanto perchè la pausa era effimera. L'argomento principale era quasi sempre il mondo del calcio, il quale serviva come spunto per prendere in giro il tifoso di questo o di quello, a seconda delle occasioni. Io mi ero defilato completamente perchè trovavo veramente ridicolo partecipare a un gioco cosi stupido quando non sei tu il protagonista ma sei soltanto un tifoso. Tutto accade senza tu sia responsabile in qualche misura. Le persone erano tutte persone per bene, mai visto scherzi a danno di qualcuno come invece accadeva alla Burgo ma non solo, cosi mi avevano raccontato. Tipo un episodio molto grave che era anche passato alla cronaca. Ad ogni modo per chi legge è facile capire.

Come ho già detto in precedenza le edicole erano una tappa fissa dove compravo di tutto. In più guardavo anche la RAI, in particolar modo i programmi dove c'erano questi dibattiti di attualità. Cose trapassate ma in quel periodo era cosi. Se vuoi uscire dal tuo guscio hai la possibilità di confrontarti con un mondo che non è il tuo utilizzando i media. Nulla di per se è negativo, dipente da te mai perdere di vista la realtà, quella oggettiva. 

Non ricordo con esattezza quale fu l'argomento che si parlava durante il lavaggio delle mani, devo averlo rimosso in modo inconsapevole perchè ricordo soltanto .... la lezione. Mi viene la bella idea di intervenire nella chiaccerata, citando un conduttore di questi talk show che avevo visto. In un attimo nello spogliatoio calò il silenzio totale. Più nessuno parlava. Mi ero reso subito conto dell'imperdonabile e stupido errore commesso ma era tardi. MxxxxxxxO, un collega di qualche anno più giovane un po titubante pronuncia queste parole in dialetto piemontese. " ..... ma perchè, ti vardes chi li?". Tradotto, ma perchè, tu guardi quelli li? Ormai era tardi, ma quella lezione fu estremamente utile. Nonostante leggessi, guardassi la Tv .....

26 marzo 2026 - Quel che resta

        Quel che resta .....       


In questo diario personale mi sento in dovere di citare una attività commerciale nei suoi giorni migliori con la quale ho vissuto in parallelo fin dai primi tempi della fabbrica. 

Per paradosso che ha dell'inverosimile sarà proprio internet la sua rovina. Le edicole sono state per tanti decenni un'attività commerciale con quotazioni di tutto rispetto sul mercato. Sono nate negli Stati Uniti dove l'industria editoriale sfruttava i sogni degli americani relativi al cinema hollywoodiano. Con tutto quello a esso collegato, romanzi, riviste di moda e via dicendo. Le edicole diventarono una vetrina patinata. Prima delle edicole c'erano  gli strilloni che gridavano ad alta voce le notizie nei punti nevralgici delle nascenti metropoli con i giornali sotto il braccio. Tuttavia non è possibile risalire a una data certa. In italia sembra che la prima sia stata quella della città di Mantova, fine ottocento.

In italia ma penso ovunque quelle più preziose come quotazioni non erano quelle del centro città ma bensi quelle delle stazioni ferroviarie. Chioschi  e non negozi che faranno la loro comparsa molti decenni dopo. Erano delle sentinelle con le loro luci accese a partire dal buio mattutino fino a quello serale. Una tappa invitante per molti viaggiatori. In molti casi l'edicolante sapeva già cosa sporgere al cliente visto il rapporto esclusivo con lui. E' finita un'epoca, per sempre. Che tristezza.

In questo post faccio vedere quella che fu la mia preferita per tanti anni anche se le conoscevo praticamente tutte, ovunque andassi. Adesso questo glorioso chiosco è stato smantellato, avrebbe dovuto essere conservato come tutti gli altri, come monumento cittadino visto la sua rilevante funzione sociale che aveva avuto. Altro che monumenti ai politici! Si trovava davanti la stazione ferroviaria di Saluzzo. Per me era strategico perchè partendo da Manta, dove c'erano le officine, un kilometro circa e senza entrare nel centro città ci parcheggiavo proprio davanti.

Sapevo di avere in archivio una ripresa video "on the road" dove questo chiosco era ben visibile e l'ho trovato. Agosto 2014. In questa foto del 2020 sembrerebbe essere già chiuso.

due giorni fa

<video 2014>

22 marzo 2026 - Sesto senso

        Sesto senso       

Ancora un esempio. Il tempo vola, questo episodio è accaduto già più di 5 anni fa. L'episodio in se ha quella data ma il mio racconto porterà indietro nel tempo, per la precisione nei mesi successivi alle mie dimissioni dalle officine. In quel caso sarà semplicemente straordinario vedere il legame tra pubblico e privato dove il pubblico può facilmente condizionare un suo subalterno privato. Ma per il momento mi limito alla fine della storia. 

Prima di traferirmi a Cuneo, decido di fare visita a un conoscente che abitava da sempre nella frazione in cui sono nato. Non ricordo quanti decenni era stata l'ultima volta. In linea d'aria un centinaio di metri da casa mia. Il fatto è che avevo deciso di fargli visita per un motivo ben specifico che porta lontano nel tempo. Vengo cosi a sapere che proprio vicinissimo casa sua, un po di tempo prima era deceduto un agricoltore che conoscevo, anche lui abitante molto vicino, in circostanze per nulla chiare. Ma non c'erano testimoni perchè quel giorno lui non era in casa. Ho provato a fare delle ricerche con i potenti motori di ricerca ma stranamente ... nulla. Strano, i giornaletti locali amici storici della Chiesa non avrebbero mai tralasciato una notizia cosi funesta. Come esempio prendo un giornaletto locale di lunga data on line. Questo agricoltore abitava non molto distante, la notizia lo riporta compreso il quotidiano LA STAMPA. E' vero che l'altro era un piccolo agricoltore ma due righe se le meritava. Invece nulla. In definitiva guardate che imperdibili  "news" sono presenti in data odierna che equivale a dire dire tutti i giorni dell'anno .... Ma della morte di questo agricoltore nulla. Racconto quello che ho sentito dire tramite le classiche voci di popolo. Il punto in cui è morto vede come teatro un piccolo canale irriguo in prossimità di un piccolo ponte per via della piccola strada comunale che ci passa sopra. Lui si sarebbe fermato con il trattore, per fare cosa? Casa sua è poco distante e sarebbe caduto nel canale irriguo dove era morto affogato in un palmo d'acqua. L'avevano ritrovato a faccia in giù nell'acqua. I racconti che ho sentito concordano sostanzialmente l'uno con l'altro, differenze tipiche delle voci di popolo. Ebbene sull'intero web non esiste traccia di questa persona e nemmeno dell'unico figlio. Non cito il nome e cognome perchè non necessario ma anche se lo facessi potreste verificare voi stessi di persona la bontà di quello che dico.

Fine della storia. Riprenderò poi il racconto, tra l'altro, molto presto per non perdere il filo del discorso, che vedrà questo agricoltore venire citato, sicuramente a sua insaputa, dal titolare di un officina meccanica al quale mi ero affidato per il lavoro. Per quale motivo questo meccanico che conosco da sempre fece il nome di questo agricoltore, sicuramente una brava persona, in un contesto che nulla aveva a che fare con lui e il suo mestiere? Questo meccanico è una pedina gigantesca per tanti fatti accaduti che non dovevano accadere. Il suo non è un mestiere qualunque. 

2 febbraio 2026 - Torno sui miei passi .....

        Torno sui mie passi ....        

pochi la ricordano ma sono i versi di una bella canzonetta di molti anni fa. 

"Torno sui miei passi, sulla vecchia strada, sulla via del rock n roll, mentre il mondo è tutto beat ...... "

Queste parole prese in prestito mi permettono di riaprire un discorso iniziato in questo diario e poi interrotto. Mi ero trasferito a Cuneo realizzando un progetto di vecchia data. In tutto sono rimasto 4 anni. Ero in affitto. 

Un discorso mai completato e volutamente lasciato aperto. Parto dal finale, qualche settimana prima di lasciare il mio appartamento, nel 2021. Ero salito al piano superiore, esattamente, in questo appartamento, dove c'erano delle persone che facevano rumore tutto il giorno. La cosa andava avanti da mesi. Ero salito verso mezzanotte con un martello di gomma deciso a darglielo in testa. Suonato il campanello nessuno apriva. Con il martello avevo bussato. Una volta aperta la porta tutto buio dentro. Coscienza pulita. Forse è stata una fortuna. Due cinesi mi gridano ad alta voce qualcosa in cinese ma io sono italiano e devi parlare la mia lingua. Entro di brutto dentro, anche se scuro, la luce delle scale permetteva di vedere e punto verso il maschio, la femmina si mette davanti e io ho lasciato perdere. L'idea di una bella martellata in testa non era male anche se ne avevo una di riserva ma questa avrebbe lasciato dei segni. Invece una martellata non lasciava tracce ma lasciava il ricordo.

Avevo invece raccontato l'episodio della centralina che mi ero costruito. Questo è il link del post. L'avevo costruita in risposta a questi schifosi individui. In realtà sapevo che non serviva molto perchè il rumore che io azionavo a piacere si disperdeva nel circostante. Tutti i condomini vicini, chi piu chi meno sentivano la sirena, molto potente. Loro non avevano nessuna colpa. L'importante era attirare l'attenzione. La sirena ha squillato MESI, dal mattino alla sera.

Avevo invece dedicato davvero molto tempo alle riprese della "porta" che in realtà non era il fastidio principale. A proposito. quella porta esiste sempre e ... fa sempre rumore. Volete vedere e sentire? (inserisco un breve video)
Già tempo prima di fare le riprese ero andato a parlare a una coppia abitante all'ultimo piano che conoscevo da anni. Proprietari storici del condominio. Beppe e Chiara. Sono presenti nei filmati inseriti su internet. Quando avevo chiesto alla signora Chiara di cambiare la porta, in realtà basta cambiare il meccanismo che trattiene la chiusura, Chiara mi aveva detto che non avevano soldi. Già, non li avevano. Avevano aiutato la figlia e non li avevano. Beppe presente, nel suo stile non aveva aperto bocca. Completamente falso ma inutile aggiungere altro. Sono passati quattro anni, Beppe si è trasferito al camposanto e Chiara in una casa di riposo. La porta tiene duro.

Adesso ho molte idee e vedrò di realizzarle poco alla volta. Quelli sopra di me ci sono sempre. Ecco i loro nomi sul citofono.

24 dicembre 2025 - Vasco

       Vasco        

In questo post mi posso permettere di visualizzare quel che comunemente si dice "destino". Nella vita reale non nei romanzi. Tragico in questo caso. Nella fotografia che avevo inserito qualche mese fa si vede un giovane ragazzo accovacciato, il primo a partire da sinistra. Lavorava nel reparto saldatura, l'avevo conosciuto anche se non era rimasto molti anni. Non ricordo con precisione. Era chiamato "Vasco" con riferimento al cantante. L'ultimo ricordo prima di cambiare azienda era stato un gesto di gentilezza da parte sua. Era andato in Africa, in vacanza e al ritorno mi aveva portato due manufatti in mogano, due sculture alte una trentina di centimetri, piatte da un lato ma scolpite dall'altro. Un volto femminile. Non avevo mai saputo dove era andato a finire, in quale azienda si era spostato. Sarà una notizia di cronaca a farmelo sapere. Dall'articolo de LA STAMPA ero cosi venuto a conoscenza che era andato a lavorare a Lagnasco, nella distilleria in cui aveva sempre lavorato Oreste. Anche lui con un tragico destino. Davvero sorprendente la coincidenza. Cosa era accaduto. Una sera viaggiando in compagnia di una ragazza si era scontrato con un altra vettura in senso contrario, a forte velocità su una strada che conoscevo molto bene perchè collega Busca con Caraglio. Una strada con pochissimo traffico la sera, all'epoca. Erano morti entrambi.

Ancora più sorprendente la scoperta che avevo fatto leggendo gli articoli. Non avevo mai saputo dove era finito Fabrizio una volta uscito dall'azienda. Nella foto, il secondo a partire da destra tra quelli accovacciati. Per diversi anni hanno "commemorato" i due defunti con un concerto musicale che di teneva a Pagno, paese relativamente vicino Saluzzo. Il motivo di questo paese e non un altro non saprei dire. In breve, la solita occasione per riempire le tasche di qualche pidocchio della società. Si, ma lo scopo è nobile. Tenere vivo il tuo ricordo. E dall'articolo si legge che Fabrizio era uno degli organizzatori. Anche in questo caso una notizia di cronaca va sempre presa per quello che è. Tuttavia l'occasione è fantastica per ribadire il concetto. Tu finisci al camposanto e subito saltano fuori i pidocchi della società che approfittano della tua disgrazia per riempirsi le tasche, con i giornaletti locali che gli fanno pubblicità. Anni novanta. Adesso è peggio.


28 novembre 2025 - Le banche

        Le banche        

Parlare di banche significa parlare dello Stato. L'episodio raccontato nel diario a riguardo la mia cassetta di sicurezza ha parecchi precedenti nel corso del tempo. A partire da quando avevo iniziato a lavorare e avevo lo stipendio tutti i mesi. In questo post scrivo a riguardo. Dovendo scegliere una banca dove aprire un conto avevo due scelte nel mio comune. La prima era la Banca Popolare di Novara che continua a mantenere il nome nonostante le fusioni avvenute nel tempo e l'altra era la Cassa di risparmio di Torino, attualmente Unicredit. Suppongo sia stata la prima a aprire nel mio comune. In questa ero entrato alcune volte con mio padre che doveva pagare qualcosa perchè il conto su cui versare era proprio li. Mio padre invece aveva il suo conto presso l'altra. L'impressione era stata pessima e sarà alla base della mia futura scelta. Il motivo? Era una banca molto spaziosa, i clienti una volta entrati si avvicinavano al lungo bancone che divideva la zona clienti e gli operatori. Questo bancone era lungo quasi quanto la stanza, in modo perpendicolare appena entrati. C'erano sempre parecchie persone che si muovevano in lontananza, avanti e indietro, dove si trovavano le scrivanie, tutte ben visibili, adesso il locale rimane sempre quello ma ci sono dei divisori tipici degli uffici. Il difficile era trovare qualcuno che dal fondo si degnasse di servirti. Dovevi avere fortuna. Se quando entravi c'erano già persone presso il bancone che venivano servite, aspettavi il tuo turno, sempre visto una sola persona a servire mentre se invece non c'erano in quel momento clienti aspettavi che qualcuno si decidesse di venire e il tempo era variabile. L'impressione era quella di un menefreghismo generalizzato. Non esistevano i computer e l'organizzazione era ovviamente una questione interna.

La Banca Popolare di Novara? Cercherò di descrivere in poche parole quanto era straordinaria. Il locale era abbastanza piccolo se confrontato con l'altra. Una volta entrato ti trovavi davanti dalla parte opposta del bancone due o tre operatori in piedi, non seduti, che sembravano essere li ad aspettare solo te. Sempre attentissimi sull'ordine con cui servire i clienti. Una volta detto cosa ti interessava l'impiegato, ma spesso nei momenti di punta anche il direttore se non poteva fare lui passava immediatamente il compito a un suo collega. Ovviamente il tutto era manuale. Un ritmo di lavoro e di capacità impossibili da trovare  oggigiorno. Un lavoro di squadra che sarebbe davvero bello potessi farlo vedere in un video, non solo per far capire come sono cambiate in peggio le cose ma anche per far vedere che persone capaci erano. Solo io che l'ho visto tutti i mesi in cui passavo a depositare l'assegno appena preso dall'azienda posso testimoniarlo. Il tutto avveniva eseguito con grande professionalità, grandissima cortesia senza venire meno al "savoir faire" con i clienti locali che conoscevano uno per uno. Un servizio di questo genere non l'avevo mai visto da nessuna parte anche se le banche che avevo avuto modo di visitare erano state soltanto quattro in tutto, due erano in Saluzzo. Ma un giorno arrivarono i computer e fu la fine. La fine di un'epoca ed è perfino paradossale l'accaduto. Se prima i tempi di attesa con la banca piena erano estremamente ridotti con uno o due operatori al computer l'attesa era diventata anche di mezz'ora al posto di 5 minuti. Pazzesco. Mi ricordo come fosse ieri. I clienti stipati come sardine davanti lo sportello con il computer che borbottavano per l'attesa a cui non erano abituati. Questa sarebbe una lezione di economia. Nel frattempo sono cambiate le regole del lavoro e il risultato è quello che si vede. Un menefreghismo standardizzato dietro una facciata tirata a lucido. In ogni ambito lavorativo, non solo bancario, una sola filosofia. Fare il meno possibile. La stessa del dipendente statale e del  politico.

Tutto questo ci tenevo a raccontarlo per inquadrare correttamente l'epoca dei fatti. Tra gli operatori c'era un dipendente a quel tempo ancora giovane, abitante a Saluzzo i cui genitori erano titolari di un avviato negozio centro città. Era una presenza fissa e mi piaceva molto come persona. Un modo di rapportarsi al cliente istintivo di grande disponibilità. Se non c'erano clienti da servire in quel frangente scambiavamo quattro chiacchere. Ma un giorno con mia grande sorpresa sarà trasferito. Mi avevano detto che era stato mandato nella succursale di Villanova Solaro. Una promozione? Non potrei confermare. Il mio sesto senso mi aveva detto strana la cosa. Una persona amata dalla clientela, un punto di riferimento di tale qualità non si sposta ma è la banca che decide. Problematiche interne, gelosie varie? Tutto è possibile. E' necessario dire una cosa. All'epoca il dipendente bancario di lunga data diventava un punto di riferimento per la clientela locale. Le banche erano luoghi sempre pieni. A maggior ragione in paesi piccoli. Molto raramente veniva trasferito proprio perchè c'era il rischio di perdere clienti. A sua volta l'impiegato era orgoglioso del proprio ruolo e della propria immagine se era una persona seria. Difficile capire per chi non c'era a quel tempo. Adesso ci sono soltanto numeri. Oggi li trovi domani chissà. Ovviamente si è arrivati a questa situazione grazie ai contratti sindacali che hanno modificato in modo strutturale il mondo del lavoro. In peggio per il cliente finale.

Ero passato una volta anni dopo nel suo negozio ma non mi ero osato indagare sull'accaduto. E me ne pento. Con il senno di poi è stato possibile vedere il replicarsi dell'amicizia che avevo con Oreste, finita perchè a qualcuno non piaceva. Alcuni anni fa il quotidiano La Stampa riportava la notizia. 


Tuttavia l'episodio più rilevante accadrà molti anni dopo  quando lui non c'era più. 

5 novembre 2025 - Jole

        Jole        

Se le forze dell'ordine sono un pilastro dello Stato, ovunque, una domanda è necessaria. Chi sono i loro amici? Dico questo perchè permette di capire in modo più allargato tutto il mio discorso, appena iniziato. I primi "amici" sono i medici. Dopotutto mangiano nello stesso piatto. 

I fatti più rilevanti sono accaduti dopo il 2010 ma ho un episodio, il primo in ordine temporale, accaduto nei primissimi anni nell'azienda. Un'infortunio. Nell'azienda c'è stata una sola persona, dico una sola, in tutto che è finita 3 volte in ospedale fintanto sono stato presente. Chi era costui? Il sottoscritto. Quindi il mio punto di vista non è quello dei media italiani che ho letto per anni. Non è il punto di vista del giornalista che intervista il sindacalista. No. E' quello del diretto interessato, cioè il mio. Mai chiesto i danni a nessuno. Mai chiesto risarcimenti all'azienda. Sono sempre stato coerente con la mia filosofia di vita. Il tuo destino è solo il tuo. Non lo puoi sapere in anticipo.
 
Le conoscenze attuali dell'umanità non sono ancora in grado di spiegare il perchè succedono le cose, belle oppure brutte. Ma succedono. La cronaca di tutti i giorni riporta episodi bizzarri, imprevedibili, i più strani possibili, spesso fatali. Gli incidenti sul lavoro capitano da sempre a quelli che .... lavorano a prescindere dalle differenti caratteristiche perchè i lavori non sono tutti uguali. Ma guarda caso, sono i lavori che tengono in piedi tutta la società ogni giorno. Nel 90 per cento dei casi l'infortunio è colpa del lavoratore stesso o di qualcuno con cui lavorava vicino. Basta un momento di distrazione. Nel rimanente 10 per cento è sempre colpa del lavoratore che era un buono a nulla. Una verità scomoda, molto scomoda. Colui che lavora in un ufficio, colui che prende lo stipendio chiaccherando, giornalista e sindacalista compresi, non corre nessun pericolo. Non avrà mai un infortunio sul lavoro. Eppure i leccapiedi dei politici di centro, di destra e di sinistra vorrebbero farti credere che quell'incidente è accaduto perchè mancava un cartello, mancava un pulsante, la scala non era a norma e via dicendo all'infinito. Tutto fa brodo per riempire le tasche di qualcuno. Racconterò nel dettaglio i tre episodi accaduti. Ma ritornando all'estrema sintesi accaddero perchè era nel mio destino. Stop. Detto tutto. Sono ancora qui.

Il primo che racconto era capitato perchè un grosso pistone, molto pesante, alto circa un metro e mezzo a cui avvitavo una ghiera era caduto essendo appoggiato al banco di lavoro in posizione eretta. Non era il primo che facevo. Inoltre va detto che sono sempre stato molto attento a quello che facevo. Sono sempre stato una persona responsabile ma purtroppo la sorte in quella circostanza non mi fu amica. Cadendo mi ero prontamente schivato ma mi colpi parzialmente e mi schiacciò il dito pollice del piede. In caso diverso mi avrebbe frattutato il piede stesso. Quando ritornerò al lavoro per prima cosa costruirò di mia iniziativa un aggeggio che ancorava i pistoni al bancone impedendo loro di cadere in nessun modo.

Ero stato portato a Saluzzo, in un ambulatorio dentro una struttura che adesso non esiste più.  Ricordo il nome di questa operatrice che mi tolse l'unghia. Era una signora non più giovanissima, magrolina e bassa di statura. Si chiamava Jole. Mi fece un male tremendo. Mi sono sempre chiesto, non era possibile fare una anestesia locale? Il dito non era mica rotto. Quel dubbio mi è sempre rimasto ma decenni dopo nell'ospedale di Cuneo quando mi ero recato per togliere una verruca, avevo visto una scena simile. Questa operatrice mi aveva fatto una puntura, il tempo di togliere l'ago e aveva già incominciato a tagliare. No, dico, un minuto di attesa sarebbe stato troppo? Tuttavia l'anestesia aveva funzionato e non avevo sentito dolore.

Questo post è soltanto l'inizio. Nel diario avevo sempre raccontato la vicenda di mia madre a partire dall'ospedale di Saluzzo e proseguita poi nella casa di riposo. Ma non avevo raccontato alcuni episodi accaduti alcuni anni prima sempre a Caterina. Sarà un piacere farlo in sua memoria. 

19 ottobre 2025 - Il filo conduttore

        Il filo conduttore        

C'è un filo conduttore che unisce i miei 18 anni con gli anni recenti. Pensate, senza il mio impegno e senza i miei soldi mai avrei potuto dimostrarlo con i fatti.

Se Renato fu l'inizio adesso farò vedere dove possibile e dove invece non lo è lo racconterò. Alcune cose le avevo già fatte vedere in questo diario negli anni 2011-2014. Tuttavia l'anno in cui era deceduta mia madre avevo reso privati i post. In fondo questo diario virtuale voleva raccontare l'ultimo viaggio di Caterina e il mio sul percorso che facevo verso la casa di riposo. Una volta deceduta avevo completato il mio lavoro. Nei tantissimi post che mettevo online il giorno stesso, tutti giorni dell'anno, c'era solo ferraglia e relativi personaggi a bordo. Ma sul totale qualcosa di molto interessante l'avevo ripreso. Ogni volta sarà utile renderò visibile i post adesso privati.

Questo filo conduttore unisce tutte le forze dell'ordine e non solo i carabinieri. Incominciamo con il primo episodio accaduto nei primi anni che lavoravo nelle officine. Nella mia vita mi sono dimenticato di pagare il bollo auto 1 volta. Devo specificare che fino a molti anni fa era obbligatorio  posizionare sul parabrezza dell'auto lo scontrino quadrato, sia del bollo che dell'assicurazione. Durante l'estate ero andato con la mia auto, con un mio amico in Liguria, non ricordo se per due giorni oppure solo quella domenica. Poco importa. Passando per la Val Roya, territorio francese. C'erano ancora le frontiere, una posizionata prima della galleria del Colle di Tenda e l'altra a Olivetta nel comune di Imperia. Stavo rientrando nel tardo pomeriggio, arrivato a Olivetta solita lunga coda di auto. Si procedeva molto lentamente. L'edificio della dogana era sul lato destro della strada. Ero ancora arretrato rispetto ad alcune auto che mi precedevano. Avevo notato un militare che a distanza aveva guardato verso la mia direzione. Una dopo l'altra tutte le auto che mi precedevano erano transitate senza fermarsi molto ma una volta arrivato il mio turno il militare prima controlla i miei documenti ma poi si sposta dalla parte opposta e va a verificare i due tagliandi quadrati in basso nell'angolo del parabrezza. Mi dice di accostarmi. Il bollo presente era ancora quello dell'anno prima perchè mi ero dimenticato di pagarlo. Curioso, vero? Avevo quest'auto.


Ebbene nel diario, precisamente nel 2012 era accaduto un episodio simile che avevo in parte mostrato con delle immagini ma che ritornerò a far vedere in modo più ampio. Con il video completo. Ma non solo, racconterò anche un episodio accaduto nel mio comune, del tutto simile, sempre a proposito del tagliando in bella evidenza che aveva visto come protagonista il dipendente comunale di cui avevo parlato in questo post. Era stato assunto nel mio comune da pochi mesi. Racconterò il tutto e sopratutto farò vedere molto altro ancora.

4 ottobre 2025 - L'anello mancante

        L'anello mancante        

Erano passati alcuni anni, non ricordo con precisione, quando venne assunto RENATO. Quel ragazzo vivace abitante nel mio comune che si era messo in evidenza in questo episodio. Curioso, vero? Con tutte le aziende presenti sulla piazza verrà a lavorare proprio nelle officine. Ma solo per qualche anno. Dire chi mi aveva rubato la bicicletta non sarebbe possibile, se lui o qualche suo amico, poco importa ma so quello che dico. La scuola professionale situata nel mio comune si chiamava INAPLI. C'era la possibilità di fare due o tre anni, a scelta. Io avevo frequentato tre anni ma era servita a qualcosa? Si, era servita agli insegnanti a prendere lo stipendio perchè io una volta assunto mi ero trovato sullo stesso livello di chi era andato a lavorare subito dopo la terza media. Gli studenti era pochi come numero e mi ricordo che quando era accaduto il fatto le voci tra studenti erano ben precise. Ma questo non bastava, le voci erano solo voci.

Mio padre aveva voluto fare denuncia dai carabinieri. Io l'avevo scongiurato in tutti i modi, glielo avevo detto in tutte le salse, lascia stare che perdiamo solo tempo ma lui era fatto cosi. Aveva un senso del dovere che ne ho conosciuti pochi come lui. Più che altro io avevo paura che la scuola, essendo a pochi mesi dall'esame si sarebbe vendicata e io ne avrei pagato le conseguenze. Invece come ho raccontato, sarà dopo la scuola che ci saranno delle conseguenze. Faccio una breve parentesi. Perchè mio padre avesse una fiducia cosi totale nelle forze dell'ordine non l'ho mai capito. Probabilmente c'era qualche motivo, qualche episodio che io non ero a conoscenza, nel suo passato che lo portavano a ragionare in questo modo. Se il risultato della denuncia aveva prodotto zero circa un anno dopo quando io ero già stato assunto in casa nostra entrarono dei ladri. Io non ero presente perchè in fabbrica mentre mio padre e mia madre erano andati al mercato del comune dove portavano regolarmente la verdura che coltivavano loro stessi con enorme fatica. La casa aveva porte e finestre vecchie, per i ladri non fu difficile entrare. Quasi sicuramente furono degli zingari o loro amici. Dico questo perchè gli zingari avevano relazioni molto strette con i possidenti terrieri della zona. In apparenza erano su sponde opposte ma nella realtà non mancavano i buoni rapporti. Tuttavia dicendo questo non voglio parlar male di una categoria di cittadini che ha le sue usanze, il suo modo di esistere di cui vanno fieri perchè sarebbe ingiusto. Zingari o non zingari i ladri ci sono sempre stati. Rubarono tutto il contante che mio padre teneva nascosto in camera da letto e poco altro perchè da prendere c'era poco. Anche in quel caso mio padre andò a fare denuncia e anche in quel caso risultato zero.

Ebbene ritornando a Renato all'epoca mancava un collegamento. Un prezioso collegamento. Per quale motivo la mia bicicletta nuova non era stata trovata? Domanda facile. L'ho già detto in precedenza, non si era mai verificato un furto in quella scuola, cosi mi aveva detto Garro, professione bidello. Quindi le biciclette stavano fuori. Mentre nel cortile interno lo spazio c'era in abbondanza. Incapacità dei carabinieri oppure perchè trovare l'autore sarebbe stato molto imbarazzante? A quel tempo non potevo sapere, tutto doveva ancora accadere. Ma nel caso della seconda ipotesi mancava un anello a dir poco strategico. Un anello di congiunzione tra Renato e i carabinieri. Quell'anello mi sarà servito su un piatto d'argento. Lo racconterò più avanti. Anticipando dico solo una cosa. Che tipo di persona potrebbe essere colui che aveva il potere di condizionare una delle massime autorità dello Stato? Soltanto uno. Un politico. Il quale è in grado di influenzare non solo privati ma anche dipendenti dello Stato. 

Poco per volta il puzzle diventerà sempre più preciso.

27 settembre 2025 - Il dialogo

        Il dialogo        

Adesso racconto un episodio chiave accaduto nei primissimi anni. Per l'esattezza erano tre anni che lavoravo nella ditta. Un giorno avevo voluto chiedere al titolare una cosa. Una sola ma decisiva. Mi interessava il suo parere e soltanto il suo. Il mio futuro nell'azienda. Ero salito direttamente negli uffici tramite la porta che collegava l'interno del capannone. Avevo detto a una segretaria le mie intenzioni e la cosa fu immediata. Tutti sapevano quanto era difficile trovarlo di buon umore ma non fu quello il caso. Una volta nel suo ufficio gli dissi che mi interessava sapere le mie prospettive future, mio padre lavorava ancora in cartiera e gli avevano detto che io avrei potuto subentrargli il giorno in cui sarebbe andato in pensione, mancavano ancora un paio d'anni. Mi era sembrato corretto da parte mia dirglielo. Lui fu sintetico, ricordo come fosse ieri. "Il suo lavoro è il cuore dell'azienda, vedrà, glielo prometto .... " Il dialogo fu abbastanza lungo. Ebbi modo di conoscerlo in modo diverso dal solito rapporto esistente tra proprietario e dipendente. Io ero una persona curiosa, mi permettevo di fare domande quando il discorso spaziava oltre il lavoro. Probabilmente la cosa era gradita e quindi il dialogo si era allargato e di molto. Avevamo parlato della società, a quel tempo molto, molto diversa da quella attuale. I cosidetti anni di piombo erano a due passi. Detestava tutto l'apparato statale, per lui di vitale importanza dovendoci convivere. Mi aveva anche parlato delle difficoltà che le officine avevano davanti. Venivano prodotte soltanto gru da carico all'epoca, Manta era un luogo periferico rispetto a fabbriche della Lombardia, dell'Emilia, del Veneto. Non facile sopravvivere nel settore privato quando hai grande concorrenza. Ero cosi venuto a sapere qual'era l'unico modo per provare, dico soltanto provare, a vendere qualcosa a grandi aziende private ma di fatto statali. Un modo "italiano" che lui detestava in modo viscerale. L'azienda sopravviveva ma non aveva un futuro. Mi ricordo i tanti mesi in cui nelle officine non sapevamo cosa fare. Era perfino imbarazzante. Le giornate erano eterne. Eppure il signor Pietro non aveva mai fatto uso della cassa integrazione mentre lo stipendio l'aveva sempre dato a tutti. La sorte non gli sarà neanche amica. A parte i suoi problemi al cuore aveva una sola figlia, Suzi. Aveva ventanni il giorno che una malattia gliel'aveva tolta. Il discorso si allargò anche nel personale, sulla parentela ma preferisco astenermi.

Il suo unico scopo nella vita era l'azienda che aveva creato, me l'aveva detto in modo esplicito. Credeva nel capitalismo come processo sociale, come sviluppo della società. Tutte le famiglie, sottoscritto compreso, hanno migliorato le loro esistenze grazie a questo circolo virtuoso che da sempre muove il mondo. Lui onorava il suo ruolo. Un grande timoniere. Senza di lui adesso ci sarebbe magari un supermercato o chissà. Mi domando quanti in Italia hanno vissuto come lui, lontano dai riflettori. Un vero signore. Questa cosa che invece racconto adesso, ricordandola, mi fa sentire molto piccolo come statura nei suoi confronti e non mi fa nemmeno sorridere. Anzi. Avevo scoperto da poco la fotografia come passatempo e gliene avevo parlato come se avessi scoperto l'America. La cosa era poco rilevante. A lui sicuramente interessava poco. Ero cosi venuto a sapere che un suo amico di Saluzzo era anche lui un grande appassionato. Si trattava di una persona di pari livello sociale, era il proprietario del Cinema Italia, centro città. Va ricordato che la famiglia proprietaria dell'azienda era originaria di Saluzzo. Ebbene un giorno racconterò un fatto davvero "unico", impensabile nella società attuale, accaduto proprio nel cinema Italia, una domenica pomeriggio. Proiettavano un film per famiglie con Robert De Niro .....

Il destino aveva in serbo un'amara sorpresa a non molto tempo di distanza. Mio padre a distanza di sei mesi dalla pensione venne colpito da un ictus cerebrale. Si salvò a differenza di tanti. Dovette interrompere subito il lavoro, gli tolsero la patente, mia madre non l'aveva mai avuta. La nostra abitazione era distante dalla statale che collegava Cuneo con Torino ben fornita di mezzi pubblici. La mia vità cambiò profondamente come prospettiva. Non certamente per il fatto che dovevo fare tutto, dalla spesa ai piccoli lavori necessari in una casa di proprietà. Cambiò la prospettiva e molti ideali di plastica. Cambiò anche la prospettiva dentro l'azienda. Il tempo passava e nulla accadeva. Quel luogo di lavoro andava onorato per lo stipendio che mi veniva dato ma era ogni giorno sempre più distante dai miei sogni.

La promessa che aveva fatto? No, non l'ha mai mantenuta. Non verrò mai a sapere il perchè. E mai glielo chiederò. Sicuramente ci fu qualcuno nel suo entourage che lo condizionò nel corso del tempo. Sicuro al cento per cento. Ma chi? Non potevo chiedere a qualcuno, senti, hai sentito tizio, caio o sempronio parlare male di me con il signor Pietro? Ridicolo, nessuno avrebbe risposto. Ma un signore come lui non faceva una promessa tanto per aprire bocca. Inoltre non ero prigioniero, nessuno mi obbligava a restare.

L'ultimo periodo sarà davvero interessante da raccontare, lo anticipo soltanto per il momento.

26 settembre 2025 - Indecifrabile

        Indecifrabile        

C'è un episodio accaduto negli anni che frequentavo il Camaco che è sempre rimasto indecifrabile. Sempre primi anni di lavoro nelle officine. Come ho già detto io ci andavo sempre da solo, sabato e domenica sera. In questo caso fu probabilmente il destino a "regalarmelo". Rientrando a tarda serata nella periferia di Cuneo, nel punto esatto in cui vedete, che mi è rimasto in memoria per via del muretto laterale molto vicino al punto dell'investimento, che c'era già, mentre i lampioni non li ricordo e gli odierni guardrail, quelli non c'erano, un cane di grossa taglia sbucherà da fianco strada senza neanche darmi il tempo di frenare. L'avessi almeno ammazzato, sarebbe stato una soddisfazione da poco ma almeno ci sarebbe stata, invece il cane scomparve nell'oscurità attraversando la strada. Io avevo sempre la stessa utilitaria Fiat che era stata tamponata qualche mese prima. Risultato, mi aveva demolito il frontale. 

L'unico ricordo un po strano, visto l'ora dopo mezzanotte, ero appena sceso dall'auto che si materializza nel buio dal nulla un signore bordo strada. Inutile chiedergli di chi era il cane. C'erano già altre case dall'altra parte. Mi ero preso il danno.

2 settembre 2025 - L'incrocio

        L'incrocio        

C'è un punto preciso nel mio comune che non aveva eguali come personaggi abitanti a distanza di 50 metri l'uno dall'altro. Questo che vedete. 

Ci passavo tutti i giorni, 4 volte ogni giorno se non di più. Per qualche settimana, dopo che era stato assunto davo un passaggio gratuito a RENATO, che mi aspettava bordo strada mentre alcuni anni dopo invece darò un passaggio sempre per qualche settimana a un nuovo assunto che si chiamava MORIGGI. Anche lui lavorerà nelle officine per un breve periodo e poi dopo andrà a prendere lo stipendio nei Vigili del fuoco. Inoltre proprio in quel punto abitava un idraulico, quello che ci aveva fatto l'impianto del riscaldamento quando mio padre aveva ristrutturato una parte dell'edificio. In che periodo? Nello stesso anno in cui ero stato assunto. Un personaggio chiave, un anello della catena molto rilevante. A 50 metri, abitava il muratore che aveva eseguito i lavori. Anche lui si chiamava MORIGGI.

Tuttavia quell'incrocio lo voglio citare per un motivo che non sono mai riuscito a decifrare. Un episodio molto grave che avrebbe potuto cambiare il mio destino. Rincasavo sempre puntuale dopo le ore 18 quando vedo in lontananza un gruppo di persone che attraversava a piedi proprio quell'incrocio. Uomini e donne. Avevano attraversato la strada in ordine sparso, li tenevo d'occhio già da lontano perchè non erano molto educati. 

Non sembravano persone locali ma forestieri. Le signore avevano due dita di trucco sulla faccia, tutti vestiti eleganti. Magari gli abitanti di quella strada laterale avrebbero potuto dire di più ma non sapevo a chi chiedere. Quando ero a distanza di pochi metri un bambino/a esce dal gruppo e balza davanti il mio bolide. Frenato di brutto e non l'ho toccato per pochi centimetri. Mi sono sempre chiesto, una schifezza di madre come quella del bambino/a avrebbe mai potuto NON CUSTODIRE il proprio figlio al fine di essere investito? Certamente si. 

1 settembre 2025 - Rimini

        Rimini        

Rispettando un minimo di ordine cronologico in questo post racconto una vacanza speciale. La prima oltre i confini del paesello di campagna. Io e ORESTE vivevamo in simbiosi tutti i giorni. Avevamo deciso di andare sulla costa romagnola, A Rimini e non una località limitrofa che avrebbe subito abbassato le aspettative. Ci eravamo andati con il suo bolide, una piccola utilitaria Fiat. C'era anche DIEGO che per alcuni anni aveva lavorato nelle officine. Doveva ancora sposarsi. Nella foto scattata da lui, lo vedete con il proprietario dell'albergo che si trovava nel lungo viale alberato del centro città che portava diritto in spiaggia. 


Purtroppo non ricordo il nome del viale pur ricordando quello dell'albergo. Mi ricordo un giorno rientrando a piedi dalla spiaggia, una ragazza ferma che aspettava il bus venire affiancata da uno scooter di passaggio con due ragazzi a bordo, e centrata in pieno da una borsa della spesa colma di acqua. Era la moda giovanile di quelle estati. L'albergo era un classico per i mesi estivi italiani. Pensione completa, unica opzione possibile, clientela che ci ritornava ogni anno magari da decenni. Mi ricordo un personaggio di quell'estate. Il pomeriggio quando faceva troppo caldo dentro questi alberghi si replicava la vita del bar di paese. Maschi e femmine giocavano a carte oppure seduti tutti intorno a un tavolo raccontavano le loro vite durante l'anno passato lontano dalle spiagge. Era un altro mondo. Panta rei, dicevano gli antichi. Ebbene un pomeriggio un ospite dell'albergo più grande di me, senza chiedergli nulla si avvicinò e mi disse "Guarda che se vuoi fare il playboy hai poi bisogno di tre cose. Il fisico, i soldi, le idee. A vederti come fisico potresti anche starci, sei ancora giovane, i soldi non so se li hai e le idee dipenderà tutto da te." Impossibile dimenticarlo. Mi aveva letto nel pensiero. Infatti avevo tante idee e basta. Non glielo avevo detto, ma io compravo proprio l'edizione italiana di Playboy ..... I media americani erano nel mio destino pur non conoscendo una parola d'inglese. Ma facevano sognare.

28 agosto 2025 - tratti e ritratti

        Tratti e ritratti        

Adesso un ritratto di alcuni colleghi di lavoro. Incomincio con la persona con la quale ho avuto un contatto diretto, quasi tutti i giorni, per tutta la durata della mia permanenza. LUCIANO

Abitava a Rossana, bassa valle varaita. Era il tornitore di eccellenza, quello che faceva le parti dei vari pistoni più delicati, più impegnativi. Una persona con la quale mi ha sempre fatto piacere lavorarci a stretto contatto. Una persona seria, affidabile, di ampie vedute. Tutti giorni da Rossana partiva una loro automobile. Al suo interno c'erano lui, il fratello DINO e FIORENZO. Tutti e tre erano brave persone. Fiorenzo era il magazziniere. Tutti lo conoscevano, tutti erano obbligati a passare da lui quando avevano bisogno di piccoli oggetti, tipo viti, bulloni, guarnizioni e via dicendo. 

Racconto un curioso episodio. Il giorno che si era sposato, in viaggio di nozze era andato con la sua auto a Roma, la capitale, dimostrando un coraggio insospettato. Al suo ritorno aveva portato ad alcuni amici un souvenir. Un piccolo fiaschetto in miniatura che suppongo sia uno dei simboli dei Colli romani. Come esempio questa foto presa da internet.

Il fratello Dino invece lavorava nel capannone adiacente, in fondo. Lavorava alle presse che servivano a piegare le pesanti lamiere oppure tagliarle in modo preciso. Con lui lavorava una persona della Valle Po di cui non ricordo il nome con certezza, mi sembra Paolo, Non c'è mai stato nessun contatto con loro perchè i lavori erano completamente separati altrimenti lo ricorderei. Erano sempre a stretto contatto e dove c'era uno c'era l'altro. Li chiamavano, in modo simpatico. Yoghi e Bubu. Per chi non lo sapesse erano i due personaggi di un celebre cartone animato americano prodotto dallo studio di Hollywood, Hanna-Barbera.