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26 marzo 2026 - Quel che resta

        Quel che resta .....       


In questo diario personale mi sento in dovere di citare una attività commerciale nei sui giorni migliori con la quale ho vissuto in parallelo fin dai primi tempi della fabbrica. 

Per paradosso che ha dell'inverosimile sarà proprio internet la sua rovina. Le edicole sono state per tanti decenni un'attività commerciale con quotazioni di tutto rispetto sul mercato. Sono nate negli Stati Uniti dove l'industria editoriale sfruttava i sogni degli americani relativi al cinema hollywoodiano. Con tutto quello a esso collegato, romanzi, riviste di moda e via dicendo. Le edicole diventarono una vetrina patinata. Prima delle edicole c'erano  gli strilloni che gridavano ad alta voce le notizie nei punti nevralgici delle nascenti metropoli con i giornali sotto il braccio. Tuttavia non è possibile risalire a una data certa. In italia sembra che la prima sia stata quella della città di Mantova, fine ottocento.

In italia ma penso ovunque quelle più preziose come quotazioni non erano quelle del centro città ma bensi quelle delle stazioni ferroviarie. Chioschi  e non negozi che faranno la loro comparsa molti decenni dopo. Erano delle sentinelle con le loro luci accese a partire dal buio mattutino fino a quello serale. Una tappa invitante per molti viaggiatori. In molti casi l'edicolante sapeva già cosa sporgere al cliente visto il rapporto esclusivo con lui. E' finita un'epoca, per sempre. Che tristezza.

In questo post faccio vedere quella che fu la mia preferita per tanti anni anche se le conoscevo praticamente tutte, ovunque andassi. Adesso questo glorioso chiosco è stato smantellato, avrebbe dovuto essere conservato come tutti gli altri, come monumento cittadino visto la sua rilevante funzione sociale che aveva avuto. Altro che monumenti ai politici! Si trovava davanti la stazione ferroviaria di Saluzzo. Per me era strategico perchè partendo da Manta, dove c'erano le officine, un kilometro circa e senza entrare nel centro città ci parcheggiavo proprio davanti.

Sapevo di avere in archivio una ripresa video "on the road" dove questo chiosco era ben visibile e l'ho trovato. Agosto 2014. In questa foto del 2020 sembrerebbe essere già chiuso.

due giorni fa


<aggiungo il video>

22 marzo 2026 - Sesto senso

        Sesto senso       

Ancora un esempio. Il tempo vola, questo episodio è accaduto già più di 5 anni fa. L'episodio in se ha quella data ma il mio racconto porterà indietro nel tempo, per la precisione nei mesi successivi alle mie dimissioni dalle officine. In quel caso sarà semplicemente straordinario vedere il legame tra pubblico e privato dove il pubblico può facilmente condizionare un suo subalterno privato. Ma per il momento mi limito alla fine della storia. 

Prima di traferirmi a Cuneo, decido di fare visita a un conoscente che abitava da sempre nella frazione in cui sono nato. Non ricordo quanti decenni era stata l'ultima volta. In linea d'aria un centinaio di metri da casa mia. Il fatto è che avevo deciso di fargli visita per un motivo ben specifico che porta lontano nel tempo. Vengo cosi a sapere che proprio vicinissimo casa sua, un po di tempo prima era deceduto un agricoltore che conoscevo, anche lui abitante molto vicino, in circostanze per nulla chiare. Ma non c'erano testimoni perchè quel giorno lui non era in casa. Ho provato a fare delle ricerche con i potenti motori di ricerca ma stranamente ... nulla. Strano, i giornaletti locali amici storici della Chiesa non avrebbero mai tralasciato una notizia cosi funesta. Come esempio prendo un giornaletto locale di lunga data on line. Questo agricoltore abitava non molto distante, la notizia lo riporta compreso il quotidiano LA STAMPA. E' vero che l'altro era un piccolo agricoltore ma due righe se le meritava. Invece nulla. In definitiva guardate che imperdibili  "news" sono presenti in data odierna che equivale a dire dire tutti i giorni dell'anno .... Ma della morte di questo agricoltore nulla. Racconto quello che ho sentito dire tramite le classiche voci di popolo. Il punto in cui è morto vede come teatro un piccolo canale irriguo in prossimità di un piccolo ponte per via della piccola strada comunale che ci passa sopra. Lui si sarebbe fermato con il trattore, per fare cosa? Casa sua è poco distante e sarebbe caduto nel canale irriguo dove era morto affogato in un palmo d'acqua. L'avevano ritrovato a faccia in giù nell'acqua. I racconti che ho sentito concordano sostanzialmente l'uno con l'altro, differenze tipiche delle voci di popolo. Ebbene sull'intero web non esiste traccia di questa persona e nemmeno dell'unico figlio. Non cito il nome e cognome perchè non necessario ma anche se lo facessi potreste verificare voi stessi di persona la bontà di quello che dico.

Fine della storia. Riprenderò poi il racconto, tra l'altro, molto presto per non perdere il filo del discorso, che vedrà questo agricoltore venire citato, sicuramente a sua insaputa, dal titolare di un officina meccanica al quale mi ero affidato per il lavoro. Per quale motivo questo meccanico che conosco da sempre fece il nome di questo agricoltore, sicuramente una brava persona, in un contesto che nulla aveva a che fare con lui e il suo mestiere? Questo meccanico è una pedina gigantesca per tanti fatti accaduti che non dovevano accadere. Il suo non è un mestiere qualunque. 

2 febbraio 2026 - Torno sui miei passi .....

        Torno sui mie passi ....        

pochi la ricordano ma sono i versi di una bella canzonetta di molti anni fa. 

"Torno sui miei passi, sulla vecchia strada, sulla via del rock n roll, mentre il mondo è tutto beat ...... "

Queste parole prese in prestito mi permettono di riaprire un discorso iniziato in questo diario e poi interrotto. Mi ero trasferito a Cuneo realizzando un progetto di vecchia data. In tutto sono rimasto 4 anni. Ero in affitto. 

Un discorso mai completato e volutamente lasciato aperto. Parto dal finale, qualche settimana prima di lasciare il mio appartamento, nel 2021. Ero salito al piano superiore, esattamente, in questo appartamento, dove c'erano delle persone che facevano rumore tutto il giorno. La cosa andava avanti da mesi. Ero salito verso mezzanotte con un martello di gomma deciso a darglielo in testa. Suonato il campanello nessuno apriva. Con il martello avevo bussato. Una volta aperta la porta tutto buio dentro. Coscienza pulita. Forse è stata una fortuna. Due cinesi mi gridano ad alta voce qualcosa in cinese ma io sono italiano e devi parlare la mia lingua. Entro di brutto dentro, anche se scuro, la luce delle scale permetteva di vedere e punto verso il maschio, la femmina si mette davanti e io ho lasciato perdere. L'idea di una bella martellata in testa non era male anche se ne avevo una di riserva ma questa avrebbe lasciato dei segni. Invece una martellata non lasciava tracce ma lasciava il ricordo.

Avevo invece raccontato l'episodio della centralina che mi ero costruito. Questo è il link del post. L'avevo costruita in risposta a questi schifosi individui. In realtà sapevo che non serviva molto perchè il rumore che io azionavo a piacere si disperdeva nel circostante. Tutti i condomini vicini, chi piu chi meno sentivano la sirena, molto potente. Loro non avevano nessuna colpa. L'importante era attirare l'attenzione. La sirena ha squillato MESI, dal mattino alla sera.

Avevo invece dedicato davvero molto tempo alle riprese della "porta" che in realtà non era il fastidio principale. A proposito. quella porta esiste sempre e ... fa sempre rumore. Volete vedere e sentire? (inserisco un breve video)
Già tempo prima di fare le riprese ero andato a parlare a una coppia abitante all'ultimo piano che conoscevo da anni. Proprietari storici del condominio. Beppe e Chiara. Sono presenti nei filmati inseriti su internet. Quando avevo chiesto alla signora Chiara di cambiare la porta, in realtà basta cambiare il meccanismo che trattiene la chiusura, Chiara mi aveva detto che non avevano soldi. Già, non li avevano. Avevano aiutato la figlia e non li avevano. Beppe presente, nel suo stile non aveva aperto bocca. Completamente falso ma inutile aggiungere altro. Sono passati quattro anni, Beppe si è trasferito al camposanto e Chiara in una casa di riposo. La porta tiene duro.

Adesso ho molte idee e vedrò di realizzarle poco alla volta. Quelli sopra di me ci sono sempre. Ecco i loro nomi sul citofono.

24 dicembre 2025 - Vasco

       Vasco        

In questo post mi posso permettere di visualizzare quel che comunemente si dice "destino". Nella vita reale non nei romanzi. Tragico in questo caso. Nella fotografia che avevo inserito qualche mese fa si vede un giovane ragazzo accovacciato, il primo a partire da sinistra. Lavorava nel reparto saldatura, l'avevo conosciuto anche se non era rimasto molti anni. Non ricordo con precisione. Era chiamato "Vasco" con riferimento al cantante. L'ultimo ricordo prima di cambiare azienda era stato un gesto di gentilezza da parte sua. Era andato in Africa, in vacanza e al ritorno mi aveva portato due manufatti in mogano, due sculture alte una trentina di centimetri, piatte da un lato ma scolpite dall'altro. Un volto femminile. Non avevo mai saputo dove era andato a finire, in quale azienda si era spostato. Sarà una notizia di cronaca a farmelo sapere. Dall'articolo de LA STAMPA ero cosi venuto a conoscenza che era andato a lavorare a Lagnasco, nella distilleria in cui aveva sempre lavorato OresteAnche lui con un tragico destino. Davvero sorprendente la coincidenza. Cosa era accaduto. Una sera viaggiando in compagnia di una ragazza si era scontrato con un altra vettura in senso contrario, a forte velocità su una strada che conoscevo molto bene perchè collega Busca con Caraglio. Una strada con pochissimo traffico la sera, all'epoca. Erano morti entrambi.

Ancora più sorprendente la scoperta che avevo fatto leggendo gli articoli. Non avevo mai saputo dove era finito Fabrizio una volta uscito dall'azienda. Nella foto, il secondo a partire da destra tra quelli accovacciati. Per diversi anni hanno "commemorato" i due defunti con un concerto musicale che di teneva a Pagno, paese relativamente vicino Saluzzo. Il motivo di questo paese e non un altro non saprei dire. In breve, la solita occasione per riempire le tasche di qualche pidocchio della società. Si, ma lo scopo è nobile. Tenere vivo il tuo ricordo. E dall'articolo si legge che Fabrizio era uno degli organizzatori. Anche in questo caso una notizia di cronaca va sempre presa per quello che è. Tuttavia l'occasione è fantastica per ribadire il concetto. Tu finisci al camposanto e subito saltano fuori i pidocchi della società che approfittano della tua disgrazia per riempirsi le tasche, con i giornaletti locali che gli fanno pubblicità. Anni novanta. Adesso è peggio.


28 novembre 2025 - Le banche

        Le banche        

Parlare di banche significa parlare dello Stato. L'episodio raccontato nel diario a riguardo la mia cassetta di sicurezza ha parecchi precedenti nel corso del tempo. A partire da quando avevo iniziato a lavorare e avevo lo stipendio tutti i mesi. In questo post scrivo a riguardo. Dovendo scegliere una banca dove aprire un conto avevo due scelte nel mio comune. La prima era la Banca Popolare di Novara che continua a mantenere il nome nonostante le fusioni avvenute nel tempo e l'altra era la Cassa di risparmio di Torino, attualmente Unicredit. Suppongo sia stata la prima a aprire nel mio comune. In questa ero entrato alcune volte con mio padre che doveva pagare qualcosa perchè il conto su cui versare era proprio li. Mio padre invece aveva il suo conto presso l'altra. L'impressione era stata pessima e sarà alla base della mia futura scelta. Il motivo? Era una banca molto spaziosa, i clienti una volta entrati si avvicinavano al lungo bancone che divideva la zona clienti e gli operatori. Questo bancone era lungo quasi quanto la stanza, in modo perpendicolare appena entrati. C'erano sempre parecchie persone che si muovevano in lontananza, avanti e indietro, dove si trovavano le scrivanie, tutte ben visibili, adesso il locale rimane sempre quello ma ci sono dei divisori tipici degli uffici. Il difficile era trovare qualcuno che dal fondo si degnasse di servirti. Dovevi avere fortuna. Se quando entravi c'erano già persone presso il bancone che venivano servite, aspettavi il tuo turno, sempre visto una sola persona a servire mentre se invece non c'erano in quel momento clienti aspettavi che qualcuno si decidesse di venire e il tempo era variabile. L'impressione era quella di un menefreghismo generalizzato. Non esistevano i computer e l'organizzazione era ovviamente una questione interna.

La Banca Popolare di Novara? Cercherò di descrivere in poche parole quanto era straordinaria. Il locale era abbastanza piccolo se confrontato con l'altra. Una volta entrato ti trovavi davanti dalla parte opposta del bancone due o tre operatori in piedi, non seduti, che sembravano essere li ad aspettare solo te. Sempre attentissimi sull'ordine con cui servire i clienti. Una volta detto cosa ti interessava l'impiegato, ma spesso nei momenti di punta anche il direttore se non poteva fare lui passava immediatamente il compito a un suo collega. Ovviamente il tutto era manuale. Un ritmo di lavoro e di capacità impossibili da trovare  oggigiorno. Un lavoro di squadra che sarebbe davvero bello potessi farlo vedere in un video, non solo per far capire come sono cambiate in peggio le cose ma anche per far vedere che persone capaci erano. Solo io che l'ho visto tutti i mesi in cui passavo a depositare l'assegno appena preso dall'azienda posso testimoniarlo. Il tutto avveniva eseguito con grande professionalità, grandissima cortesia senza venire meno al "savoir faire" con i clienti locali che conoscevano uno per uno. Un servizio di questo genere non l'avevo mai visto da nessuna parte anche se le banche che avevo avuto modo di visitare erano state soltanto quattro in tutto, due erano in Saluzzo. Ma un giorno arrivarono i computer e fu la fine. La fine di un'epoca ed è perfino paradossale l'accaduto. Se prima i tempi di attesa con la banca piena erano estremamente ridotti con uno o due operatori al computer l'attesa era diventata anche di mezz'ora al posto di 5 minuti. Pazzesco. Mi ricordo come fosse ieri. I clienti stipati come sardine davanti lo sportello con il computer che borbottavano per l'attesa a cui non erano abituati. Questa sarebbe una lezione di economia. Nel frattempo sono cambiate le regole del lavoro e il risultato è quello che si vede. Un menefreghismo standardizzato dietro una facciata tirata a lucido. In ogni ambito lavorativo, non solo bancario, una sola filosofia. Fare il meno possibile. La stessa del dipendente statale e del  politico.

Tutto questo ci tenevo a raccontarlo per inquadrare correttamente l'epoca dei fatti. Tra gli operatori c'era un dipendente a quel tempo ancora giovane, abitante a Saluzzo i cui genitori erano titolari di un avviato negozio centro città. Era una presenza fissa e mi piaceva molto come persona. Un modo di rapportarsi al cliente istintivo di grande disponibilità. Se non c'erano clienti da servire in quel frangente scambiavamo quattro chiacchere. Ma un giorno con mia grande sorpresa sarà trasferito. Mi avevano detto che era stato mandato nella succursale di Villanova Solaro. Una promozione? Non potrei confermare. Il mio sesto senso mi aveva detto strana la cosa. Una persona amata dalla clientela, un punto di riferimento di tale qualità non si sposta ma è la banca che decide. Problematiche interne, gelosie varie? Tutto è possibile. E' necessario dire una cosa. All'epoca il dipendente bancario di lunga data diventava un punto di riferimento per la clientela locale. Le banche erano luoghi sempre pieni. A maggior ragione in paesi piccoli. Molto raramente veniva trasferito proprio perchè c'era il rischio di perdere clienti. A sua volta l'impiegato era orgoglioso del proprio ruolo e della propria immagine se era una persona seria. Difficile capire per chi non c'era a quel tempo. Adesso ci sono soltanto numeri. Oggi li trovi domani chissà. Ovviamente si è arrivati a questa situazione grazie ai contratti sindacali che hanno modificato in modo strutturale il mondo del lavoro. In peggio per il cliente finale.

Ero passato una volta anni dopo nel suo negozio ma non mi ero osato indagare sull'accaduto. E me ne pento. Con il senno di poi è stato possibile vedere il replicarsi dell'amicizia che avevo con Oreste, finita perchè a qualcuno non piaceva. Alcuni anni fa il quotidiano La Stampa riportava la notizia. 


Tuttavia l'episodio più rilevante accadrà molti anni dopo  quando lui non c'era più. 

5 novembre 2025 - Jole

        Jole        

Se le forze dell'ordine sono un pilastro dello Stato, ovunque, una domanda è necessaria. Chi sono i loro amici? Dico questo perchè permette di capire in modo più allargato tutto il mio discorso, appena iniziato. I primi "amici" sono i medici. Dopotutto mangiano nello stesso piatto. 

I fatti più rilevanti sono accaduti dopo il 2010 ma ho un episodio, il primo in ordine temporale, accaduto nei primissimi anni nell'azienda. Un'infortunio. Nell'azienda c'è stata una sola persona, dico una sola, in tutto che è finita 3 volte in ospedale fintanto sono stato presente. Chi era costui? Il sottoscritto. Quindi il mio punto di vista non è quello dei media italiani che ho letto per anni. Non è il punto di vista del giornalista che intervista il sindacalista. No. E' quello del diretto interessato, cioè il mio. Mai chiesto i danni a nessuno. Mai chiesto risarcimenti all'azienda. Sono sempre stato coerente con la mia filosofia di vita. Il tuo destino è solo il tuo. Non lo puoi sapere in anticipo.
 
Le conoscenze attuali dell'umanità non sono ancora in grado di spiegare il perchè succedono le cose, belle oppure brutte. Ma succedono. La cronaca di tutti i giorni riporta episodi bizzarri, imprevedibili, i più strani possibili, spesso fatali. Gli incidenti sul lavoro capitano da sempre a quelli che .... lavorano a prescindere dalle differenti caratteristiche perchè i lavori non sono tutti uguali. Ma guarda caso, sono i lavori che tengono in piedi tutta la società ogni giorno. Nel 90 per cento dei casi l'infortunio è colpa del lavoratore stesso o di qualcuno con cui lavorava vicino. Basta un momento di distrazione. Nel rimanente 10 per cento è sempre colpa del lavoratore che era un buono a nulla. Una verità scomoda, molto scomoda. Colui che lavora in un ufficio, colui che prende lo stipendio chiaccherando, giornalista e sindacalista compresi, non corre nessun pericolo. Non avrà mai un infortunio sul lavoro. Eppure i leccapiedi dei politici di centro, di destra e di sinistra vorrebbero farti credere che quell'incidente è accaduto perchè mancava un cartello, mancava un pulsante, la scala non era a norma e via dicendo all'infinito. Tutto fa brodo per riempire le tasche di qualcuno. Racconterò nel dettaglio i tre episodi accaduti. Ma ritornando all'estrema sintesi accaddero perchè era nel mio destino. Stop. Detto tutto. Sono ancora qui.

Il primo che racconto era capitato perchè un grosso pistone, molto pesante, alto circa un metro e mezzo a cui avvitavo una ghiera era caduto essendo appoggiato al banco di lavoro in posizione eretta. Non era il primo che facevo. Inoltre va detto che sono sempre stato molto attento a quello che facevo. Sono sempre stato una persona responsabile ma purtroppo la sorte in quella circostanza non mi fu amica. Cadendo mi ero prontamente schivato ma mi colpi parzialmente e mi schiacciò il dito pollice del piede. In caso diverso mi avrebbe frattutato il piede stesso. Quando ritornerò al lavoro per prima cosa costruirò di mia iniziativa un aggeggio che ancorava i pistoni al bancone impedendo loro di cadere in nessun modo.

Ero stato portato a Saluzzo, in un ambulatorio dentro una struttura che adesso non esiste più.  Ricordo il nome di questa operatrice che mi tolse l'unghia. Era una signora non più giovanissima, magrolina e bassa di statura. Si chiamava Jole. Mi fece un male tremendo. Mi sono sempre chiesto, non era possibile fare una anestesia locale? Il dito non era mica rotto. Quel dubbio mi è sempre rimasto ma decenni dopo nell'ospedale di Cuneo quando mi ero recato per togliere una verruca, avevo visto una scena simile. Questa operatrice mi aveva fatto una puntura, il tempo di togliere l'ago e aveva già incominciato a tagliare. No, dico, un minuto di attesa sarebbe stato troppo? Tuttavia l'anestesia aveva funzionato e non avevo sentito dolore.

Questo post è soltanto l'inizio. Nel diario avevo sempre raccontato la vicenda di mia madre a partire dall'ospedale di Saluzzo e proseguita poi nella casa di riposo. Ma non avevo raccontato alcuni episodi accaduti alcuni anni prima sempre a Caterina. Sarà un piacere farlo in sua memoria. 

19 ottobre 2025 - Il filo conduttore

        Il filo conduttore        

C'è un filo conduttore che unisce i miei 18 anni con gli anni recenti. Pensate, senza il mio impegno e senza i miei soldi mai avrei potuto dimostrarlo con i fatti.

Se Renato fu l'inizio adesso farò vedere dove possibile e dove invece non lo è lo racconterò. Alcune cose le avevo già fatte vedere in questo diario negli anni 2011-2014. Tuttavia l'anno in cui era deceduta mia madre avevo reso privati i post. In fondo questo diario virtuale voleva raccontare l'ultimo viaggio di Caterina e il mio sul percorso che facevo verso la casa di riposo. Una volta deceduta avevo completato il mio lavoro. Nei tantissimi post che mettevo online il giorno stesso, tutti giorni dell'anno, c'era solo ferraglia e relativi personaggi a bordo. Ma sul totale qualcosa di molto interessante l'avevo ripreso. Ogni volta sarà utile renderò visibile i post adesso privati.

Questo filo conduttore unisce tutte le forze dell'ordine e non solo i carabinieri. Incominciamo con il primo episodio accaduto nei primi anni che lavoravo nelle officine. Nella mia vita mi sono dimenticato di pagare il bollo auto 1 volta. Devo specificare che fino a molti anni fa era obbligatorio  posizionare sul parabrezza dell'auto lo scontrino quadrato, sia del bollo che dell'assicurazione. Durante l'estate ero andato con la mia auto, con un mio amico in Liguria, non ricordo se per due giorni oppure solo quella domenica. Poco importa. Passando per la Val Roya, territorio francese. C'erano ancora le frontiere, una posizionata prima della galleria del Colle di Tenda e l'altra a Olivetta nel comune di Imperia. Stavo rientrando nel tardo pomeriggio, arrivato a Olivetta solita lunga coda di auto. Si procedeva molto lentamente. L'edificio della dogana era sul lato destro della strada. Ero ancora arretrato rispetto ad alcune auto che mi precedevano. Avevo notato un militare che a distanza aveva guardato verso la mia direzione. Una dopo l'altra tutte le auto che mi precedevano erano transitate senza fermarsi molto ma una volta arrivato il mio turno il militare prima controlla i miei documenti ma poi si sposta dalla parte opposta e va a verificare i due tagliandi quadrati in basso nell'angolo del parabrezza. Mi dice di accostarmi. Il bollo presente era ancora quello dell'anno prima perchè mi ero dimenticato di pagarlo. Curioso, vero? Avevo quest'auto.


Ebbene nel diario, precisamente nel 2012 era accaduto un episodio simile che avevo in parte mostrato con delle immagini ma che ritornerò a far vedere in modo più ampio. Con il video completo. Ma non solo, racconterò anche un episodio accaduto nel mio comune, del tutto simile, sempre a proposito del tagliando in bella evidenza che aveva visto come protagonista il dipendente comunale di cui avevo parlato in questo post. Era stato assunto nel mio comune da pochi mesi. Racconterò il tutto e sopratutto farò vedere molto altro ancora.